Strafalcioni del Giorgio Grappa

Perché continuo a parlare di Harry Potter e perché continuerò a farlo

Una riflessione su come avvicinarsi alla saga di letteratura per ragazzi più letta della storia quando l'autrice è in guerra con le persone trans e le persone trans sono in guerra con l'autrice, con la saga e con i lettori.

Un'altra volta, una famosa persona trans, di indiscutibile importanza nel mondo del cinema e, quindi, della cultura, Lilly Wachowski, ha manifestato il suo rifiuto nei confronti di Colei-Che-Non-Deve-Essere-Nominata per le sue opinioni antitrans e per il suo contributo economico a organizzazioni che lavorano contro gli interessi delle persone trans[1]. Ha fatto anche campagna per boicottare i prodotti della non meno famosa autrice per ridurre le sue fonti di ingressi. Fino a questo punto, tutto normale; infatti, sono molte le persone, trans o meno, che si sono espresse in questo senso. E fin qui, niente da obiettare, perché le dichiarazioni e i fatti dell'autrice di Harry Potter sono chiari e non lasciano spazio al dubbio sulle sue opinioni[2].

Ma, se si fanno delle affermazioni false, false rimangono. Non si può dire irriflessivamente, come ha fatto la cineasta (e si tratta di una affermazione frequente), che Harry Potter sia antitrans. Cioè, si può affermare se si usa lo stile argomentativo di un Trump, per esempio, campione olimpico dei discorsi assurdi. Ma non si può affermare sul serio senza addurne una prova. Ed è questo che chiedo ogni volta che leggo questa accusa: una prova, una frase, una battuta della saga Harry Potter che sia chiaramente antitrans. Soltanto una e mi convincerete.

Silenzio.

Il silenzio è l'unica risposta che ho ottenuto quando, davanti ad affermazioni simili, ho chiesto una prova testuale dei valori antitrans della saga. Silenzio; ma, prima, quasi sempre, insulti. E, dopo avermi insultato (grande argomento!), mi hanno bloccato e silenziato.

Perché la verità è che non ce n'è nemmeno una frase in tutti e sette i libri che si possa interpretare in questo senso; infatti, non c'è nemmeno un personaggio trans nella saga. E dall'assenza di personaggi trans[3] non si può dedurre nulla (non ci sono personaggi non vedenti: volete dire che Tu-Sai-Chi ce l'ha anche con i ciechi? Per carità!).

Quindi, no: se i milioni di lettori di prima generazione di Harry Potter, quei fortunati bambini, ragazzi e adolescenti che sono cresciuti come lettori e come persone leggendo le avventure dei tre piccoli studenti di magia, incoraggiassero i propri figli a leggere i libri che, con tutta probabilità, conservano, non li farebbero diventare antitrans e forse anche loro finirebbero per innamorarsi della lettura come era già successo ai genitori. E questo è indipendente dalla questione economica: quella è un altro argomento (e ne parlerò più avanti, promesso).

«Ma», direte, «e come facciamo con la nuova serie? I nostri figli la vorranno guardare e questo sono soldi per Tu-Sai-Chi!» Per cominciare, vi prego: confessate senza vergogna che siete voi ad aspettare la serie con impazienza: è naturale ed è comprensibile. E vi piacerebbe guardarla insieme ai vostri figli perché sarebbe un modo di condividere con loro una parte molto bella della vostra infanzia, piena di fantasia, avventure e valori molto positivi, come l'amicizia, lo sforzo e la giustizia. Questo desiderio non vi converte in mostri antitrans: dimostra che non avete ancora perso il vostro bambino interiore, e mi sembra che questa sia una buona qualità per un genitore. Ma, sì, si tratta di un dubbio licito: non volete contribuire alla ricchezza di una donna che usa parte dei suoi soldi per creare ostacoli a persone che, in condizioni ottimali, ne hanno già troppi nella loro vita[4]. E questo vi onora.

Per tutto questo, ci troviamo davanti a una di quelle occasioni in cui la condivisione libera di contenuti culturali deve essere incoraggiata: quando i guadagni generati da un'opera sono, anche soltanto in parte, usati contro le persone, è etico lottare in tutte le forme possibili per minimizzare quei guadagni. Io, almeno, tenterò di farlo e mi auguro di riuscirci. La mia strategia (realistica, credo) di lotta sarebbe:

  1. Rileggete i libri e riguardate i DVD e i Blu-ray Disk che avete a casa con i vostri figli: l'autrice non ne ricaverà un soldo.
  2. Prestate agli amici quei libri, DVD e Blu-ray: l'autrice non ne ricaverà un soldo.
  3. Se non li avete e nessuno ve le può prestare, comprateli usati: l'autrice non ne ricaverà un soldo.
  4. Prendeteli in prestito dalle biblioteche pubbliche: l'autrice non ne ricaverà un soldo (questo, in certi stati, non è del tutto vero; ma sarebbe pur sempre una quantità molto inferiore che se li acquistate nuovi).
  5. E, infine, guardate la nuova serie TV su piattaforme alternative dalle quali l'autrice non ne ricaverà un soldo (ce ne sono: come fate a non saperlo?!).

In realtà, la stessa Lily Wachowski che ci minaccia con le pene dell'inferno se osiamo soltanto pensare ad Harry Potter, finisce per consigliare di consumare meno benzina a chi vuole lottare contro il cambiamento climatico (invece di non consumarne affatto, che è ciò che avrebbe potuto dire se voleva fare sul serio una comparazione con la campagna contro Tu-Sai-Chi)[5].

Quindi, ricapitoliamo. No, Harry Potter non è antitrans: lo è la sua autrice. E insultare i lettori di Harry Potter («Se leggete o guardate Harry Potter siete degli antitrans!») può avere lo stesso pessimo risultato che la campagna d'insulti e minacce su Twitter (quando ancora si chiamava Twitter) contro Tu-Sai-Chi. Per questo, mi sembrerebbe molto più realista ed efficiente seguire la strategia che vi ho suggerito: godetevi Harry Potter senza versare quattrini e, se vi va, applicate tattiche di damnatio memoriae per non pronunciare né scrivere il nome de l'autrice. E, tra non molto, Colei-Che-Non-Deve-Essere-Nominata ne capirà le conseguenze. Forse.

Invece, mi sembra che invocare un boicottaggio assoluto alla nuova serie ― e, soprattutto, usare l'insulto come argomento ― , dopo aver visto quel che è accaduto col cavo elettrico che doveva collegare l'Inghilterra con l'Irlanda[6], sia una strategia che rischia di ottenere risultati opposti a quelli desiderati[7].

E, per finire, permettetemi una riflessione di professore di letteratura preoccupato per far nascere il piacere della lettura nei bambini, che è, in realtà, il vero motivo che mi ha spinto a scrivere questo mattone.

Non so se possa nascere nei nostri giorni una seconda generazione di lettori potteriani: il mondo in cui sono cresciuti i bambini e i preadolescenti di oggi è molto diverso da quello di 30 anni fa e il loro rapporto con la lettura ha grandi ostacoli. Dunque, io non vorrei aggiungerne altri vietando questi romanzi a un pubblico sempre difficile: il mondo ha bisogno di più bambini lettori e loro non hanno colpa delle scelte personali di Colei-Che-Non-Deve-Essere-Nominata.

Quindi, sì, scriverò ancora su Harry Potter perché non si può capire la letteratura infantile e giovanile della fine del XX e dell'inizio del XXI secolo senza parlarne, e perché senza letteratura infantile e giovanile non ci sono lettori e la letteratura, scusate tanto, è il mio mestiere.

Ma, nel frattempo, cercherò di non far incassare un soldo a Tu-Sai-Chi, e di non nominarla nemmeno.




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[1] «Lilly Wachowski on Her New Studio Anarchists United, the Black Power Origins of ‘The Matrix’ and How ‘Harry Potter’ Fans Are ‘Supporting Trans Genocide’», su Variety, 11 settembre 2026.

[2] Ho i miei dubbi, però (perché mi ci sono interessato quasi dal primo momento e me ne sono informato tramite articoli e video pubblicati da persone trans), su come sia andato l'aggravarsi delle manifestazioni di Tu-Sai-Chi, su quale sia stato l'impatto della caccia alle streghe contro la sua persona nei primi momenti (quando lei aveva manifestato soltanto un certo disagio personale) su questo crescendo, su come tutta quella aggressività versata sulle reti sociali contro di lei abbia contribuito all'inasprimento della sua posizione e su come, infine, organizzazioni antitrans abbiano saputo approfittare della situazione per ottenere la adesione e i soldi dell'autrice della saga di letteratura per ragazzi più letta della storia. Ma non voglio fare di questo l'argomento del mio articolo e sono d'accordo che, in questo momento della storia, Colei-Che-Non-Deve-Essere-Nominata si è spostata verso una postura antitrans; quindi, le sue opinioni vanno combattute e lei, quando le esprime, va contestata.

[3] Qui, forse, qualcuno mi dirà: «Ma, Giorgio, tu sbagli: non ricordi quel capitolo del settimo romanzo in cui diversi personaggi bevono la pozione Polisucco per diventare identici a Harry? Fra questi si trovano Hermione e Fleur: questo è un caso di transessualità!»

Ma no, dai. Hermione e Fleur non sono uomini nati in corpi femminili né bevono la pozione per ottenere il corpo desiderato. Piuttosto, al contrario, sono donne che, per un breve lasso di tempo e con una finalità del tutto diversa, sperimentano l'esistenza in un corpo maschile. Hermione, la ragazza della fredda logica dal primo romanzo, non attribuisce nessuna importanza a questo piccolo dettaglio; l'unico suo commento, dopo aver indossato gli occhiali dell'amico, è sui suoi problemi di visione.

Fleur Delacour, invece, con un quarto di sangue veela, è una donna per cui la propria immagine ha un grande valore e, vedendosi nel corpo di Harry, si sente brutta e chiede al suo promesso sposo, Bill Weasley (con cui sta per sposarsi di lì a pochi giorni), di non guardarla. Grazie alle spiegazioni fornite da tante donne trans ho una piccola idea (piccola, sottolineo) di come si possa sentire una donna in un corpo maschile, e riesco a riconoscere che, guarda caso, la reazione di Fleur corrisponde a quella sensazione. Cioè, in una sola battuta, l'autrice transfoba dimostra di conoscere abbastanza bene come si sente una donna che abita un corpo maschile.

Mi chiedo se, all'inizio di questa triste storia, nessuno abbia capito quanto vicina si trovasse l'autrice, forse senza saperlo, di capire il sentimento trans, e se nessuno abbia usato le sue stesse parole per tentare di farla riflettere, invece di trincerarsi in una scalata verbale senza senso e di penose conseguenze.

[4] Neanch'io lo voglio: c'era bisogno di dirlo?

[5] Confrontate, nell'articolo citato, l'affermazione della regista «Quindi, se sostenete 'Harry Potter', state sostenendo il genocidio trans» con quello che dice più avanti: «Allo stesso modo in cui, [...] se siete contro il riscaldamento globale o il cambiamento climatico, cercate di non comprare troppa benzina, cercate di ridurre il vostro consumo di questi prodotti.» [«So, if you support “Harry Potter,” you’re supporting trans genocide» e «In the same way that [...] if you’re against global warming/climate change, you try not to buy as much gas, you try to mitigate your use of these products.»] Dietro a questa disparità di strategie, voglio pensare che ci sia soltanto la reazione di chi si sente personalmente ferita e anche minacciata, e nient'altro.

[6] «Cavo sottomarino da 580 milioni spostato per non rovinare la “tomba” di Dobby, l'elfo di Harry Potter», agosto 2026.

[7] Sul serio non sapete che insultare i fan vi fa apparire come aggreditrici e che il tentativo di censurare o rimuovere un'informazione ne provoca la più ampia diffusione? Si chiama effetto Streisand e, no, non funziona soltanto contro le persone famose.

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