Strafalcioni del Giorgio Grappa

Avere ragione

Mi capita spesso di rattristarmi quando ho ragione. Sempre c'è chi mi accusa di essere pessimista quando prevedo come andrà a finire questo o quel negozio; ma frequentemente, l'affare finisce male, con esattamente i problemi che avevo previsto. A quel punto, però, è passato tanto tempo che nessuno ricorda le mie previsioni e nessuno me ne riconosce il merito. E queste sono le due cose che mi rattristano: la vanità insoddisfatta e il rammarico di aver avuto ragione (giacché vuol dire che qualcosa è andata male).

Perché, di vanità, ne ho, non l'ho mai negato. Infatti, è l'unico difetto che riesco a perdonare, sia a me stesso, sia agli altri, visto che la considero la più umana delle macchie: «Vanitas vanitatum, dixit Ecclesiastes, vanitas vanitatum et omnia vanitas» (Eccl 1, 2) (lo so, lo so, che il senso originale della frase differisce molto da quello che le persone comuni gli attribuiamo; permettetemi, però, di citarla nel senso sbagliato poiché anche così descrive una realtà). Quindi, sì, lo confesso: mi addolora un po' che la gente non ricordi i miei pronostici, specie quando si avverano.

Ma quello che mi preoccupa veramente è il fatto di aver avuto ragione, cioè di essere stato in grado di prevedere che una data decisione (professionale, personale, politica...) sarebbe andata a finire male e che, invece, tutte le altre persone coinvolte non siano state capaci di vedere problemi che, per me, erano evidentissimi ― e, per di più, che abbiano rifiutato le mie spiegazioni sul perché quello non potesse in alcun modo finire bene.

Quando si tratta di questioni personali, o anche di decisioni professionali, i danneggiati e i lesi possono essere in pochi, il male può risultare piccolo e addirittura facilmente cancellabile. Invece, quando si tratta di decisioni politiche, per definizione, i nociuti saranno numerosi. Ma la cosa più grave è che le persone che avevano la responsabilità di prendere quelle decisione avevano moltissima più informazione di me, povero cittadino qualunque, e tantissimi consiglieri esperti (almeno, dovrebbero esserlo) nella materia in questione.

Così, quando si arriva a una di queste situazioni, quando il governo deve fare dietrofront su una di quelle decisioni che io avevo vaticinato come sbagliate (e questo accade spesso in materia educativa, che è il mio ambito professionale), mi chiedo ripetutamente in mano a quali incapaci ci troviamo che non riescono a prendere una decisione azzeccata e che sembrano procedere d'impulso, senza riflettere, per tentativi ed errori. E questo, più che rattristarmi, mi addolora e mi preoccupa profondamente.

Immagino che questo ci accada un po' a tutti.

(Riflessione patrocinata dalla Assessora dell'Istruzione di Catalogna, Esther Niubò, che ha appena ribaltato diverse decisioni educative prese negli ultimi anni ― sulla digitalizzazione delle aule, sulla sostituzione dei manuali scolastici cartacei per «equivalenti» digitali, sull'eliminazione delle letture prescrittive... ― e che io avevo qualificato di nefaste.)

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